Le mie storie (89) terza parte

Le mie storie (89) terza parte
Tiro giù la gonna e rimango con le gambe leggermente divaricate davanti al letto. Mi guarda e glaciale mi dice che ha già fatto “da solo”. Io cerco di giustificarmi in tutti i modi ma sembra inutile; poi inizio a toccarmi la micia sperando di fare leva su quel pensiero fisso che hanno sempre tutti gli uomini. Carmine però, ha quasi cinquant’anni, resiste bene. Allora per me diventa una questione di principio. Estraggo dalla maglia tutte e due le tettone come piace a lui, comincio a muoverle, a farle ballare leggermente. Mi accarezzo i peli tra le cosce, lui comincia a tentennare; salgo sul letto e carponi mi dirigo verso di lui. Scopro il lenzuolo e mi accorgo che tutto il mio teatrino, per quanto sensuale a modo mio, ha ottenuto l’effetto voluto: il suo uccello ha sconfinato dallo slip in tutta la sua erezione. Do simpaticamente dello stronzo al mio compagno e mi accomodo sul suo uccello. Su e giù, su e giù, come piace a noi; ma evidentemente si sente in credito verso la sottoscritta, e mentre mi muovo su di lui, gli vedo prendere la nivea dal mio comodino. Capisco dove vuole andare a parare, ma la faccio porgere sulla mano e poi a mia volta la spalmo con accuratezza su tutto il suo membro. Mi giro e mi piego a 90, lui si mette in ginocchio, mi passa la crema intorno al buco e poi senza troppe attese, me lo mette nel culo. Scivola dentro che è un vero piacere per entrambi, sento dei rumori fuori la stanza, cerco di limitare la mia eccitazione mordendo il cuscino. Carmine invece continua imperterrito come una macchina, si sente solo il rumore del suo bacino che ad intervalli sbatte contro le mie natiche; mi rendo conto che Chiara deve essere tornata dalla sua uscita, ma sinceramente sono impegnata in tutt’altro… Le mie dita accompagnano i suoi movimenti “posteriori”, giocando dentro la micia. Vengo, sono stremata, lui lo capisce e mi viene sulla schiena. Vorrei alzarmi ma non voglio sporcare le lenzuola, così gli chiedo di togliermi da dosso tutto il suo sperma. Mi dice che per come mi sono comportata non lo meriterei, ma poi ammette che sono stata brava a farmi perdonare. Ci baciamo, vado in bagno e mi do una sciacquata.
Prima di dormire mi annuncia che l’indomani sarebbe partito per Napoli per accompagnare un suo caro amico ad una visita in ospedale. Un ultimo bacio e finalmente chiudo gli occhi.
Mi sveglio un attimo alle sette del mattino giusto per salutare Carmine che sta andando via. Un’oretta dopo quando mi alzo, c’è un silenzio irreale in casa considerati gli ultimi giorni. Mi preparo il caffè e fuori il giardino trovo la busta di cornetti che il mio bel compagno ci ha lasciati prima di partire. Mentre leggo il giornale, si sveglia anche Lina che questa volta, senza giri di parole, mi fa i complimenti per la nottata di sesso appena trascorsa (mi confessa che le pareti sono poco spesse). Vorrei risponderle che anche io ho assistito alle sue performance, ma riesco a trattenermi. Durante la colazione, mia cognata mi propone, per ringraziarmi dell’ospitalità che ho dato a lei e la figlia, di fittare il gommone per tutta la giornata ed andare a mare dalla parte opposta al posto dove in genere siamo noi e dove in realtà c’è l’acqua più bella, e tante insenature. In tanti anni di vacanza, difficilmente sono andata a fare il bagno dall’altro lato del porto, giusto le volte in cui mi hanno invitata in barca. La proposta mi alletta, così lasciamo i giovani dormire ancora un po’, e scendiamo per prenotare la barca e fare i panini. Al ritorno a casa, Giacomo sta facendo colazione a letto davanti alla televisione, Chiara tanto per cambiare, dorme nonostante le finestre completamente spalancate ed la stanza piena di sole.
Dopo averla svegliata, riusciamo a convincere i ragazzi a seguirci in questa giornata diversa, anche perché sarà l’ultima prima dell’arrivo di mio fratello. Dopo un po’ di titubanza, si vanno a preparare e ci avviamo al porto. Il gommone è piuttosto grandicello, ha un motore che permette di guidare anche senza nessuna patente. In passato, quando ero ragazzina, avevamo la barca e quindi nonostante la mia generale goffaggine, in quanto a pilota marina, piùdi una volta sono stata una sorpresa. Il mare fortunatamente è calmissimo, una vera tavola. Usciamo dal porto lentamente, piano piano avanzo la leva dell’acceleratore ed in pochi secondi eccoci planare. Una volta in mare aperto, mia cognata mi viene vicino e nell’orecchio mi dice “vediamo la faccia di Giacomo se ci mettiamo tutte e tre in topless?” Come al solito inizialmente sono restia a questa strana proposta, poi dopo aver visto confabulare mamma e figlia, averle viste sorridere compiaciute, non posso tirarmi indietro. Così mentre costeggiamo un insenature, Lina esclama con finto stupore “fa troppo caldo stamattina!” E si toglie il pezzo di sopra. Chiara la segue subito, io, infine dopo averle dato ragione, mi aggiungo al duo lasciando in libertà le mie due tettone. Giacomo tira fuori gli occhi a tipo cartone animato e diventa viola di vergogna. Scoppiamo a ridere tutte e tre, poi la zia comincia a rincarare la dose: “ma che problema hai? Siamo in famiglia! Oltretutto sulla spiaggia ne hai viste altre!” Mentre io e Chiara ridiamo a crepapelle, Lina si alza e avvicinandosi gliele fa ballare in faccia salvo poi prenderlo in un grosso abbraccio. Ci aggiungiamo anche io e la cugina e poi senza esserci messe d’accordo, abbiamo la stessa idea: buttarlo a mare. Per quanto sia diventato alto, mio nipote è ancora piuttosto magrolino, per cui oppone una resistenza quasi nulla e finisce in acqua. Subito dopo di lui, spingo Lina salvo poi essere spinta da Chiara che rimane da sola sul gommone ad agitare la mano in segno di vittoria. Il mare è trasparente, siamo ad una cinquantina di metri da una spiaggia libera; inizio a nuotare e mi accorgo che farlo con il seno in libertà è bellissimo nonché rilassante. Mio nipote litiga in acqua con mia cognata, ma è solo una scusa per poter metterle le mani addosso; infatti quando passo davanti ai due, lui le è aggrappato ai seni neanche fossero delle boe. Risalgo un po’ fatica sulla barca, poco dopo mi segue Giacomo, mentre le altre due arrivano a riva a nuoto. Mentre percorriamo i pochi metri che ci separano dalla spiaggia, chiedo a mio nipote se davvero si fosse imbarazzato per la storia dei topless; mi risponde che soltanto quando ha visto le mie tette si è sentito un po’ a disagio, perché non credeva che anche io mi sarei tolta il costume. Parliamo e sono ancora senza pezzo di sopra, gli rispondo candidamente che, in genere non prendo mai il sole così, ma in questa situazione davvero mi sento in famiglia, non provo nessuna malizia nel mostrare il seno nudo. Mentre parlo vedo che lui non riesce a staccarsi dai miei capezzoli, così, esattamente come la zia Lina, me lo abbraccio stretto stretto.
Mangiamo, poi io e mia cognata ci stendiamo al sole sopra l’asciugamano, invece i due cugini partono per una camminata verso la spiaggia un po’ più affollata. Dopo una ventina di minuti, si chiamano al cellulare e parlando sottovoce ci confessano di essere arrivati in una spiaggia di nudisti (sapevo della sua esistenza ma non sapevo dove fosse. È la più famosa d’Italia insieme a quella di capocotta). Prendiamo il gommone e andiamo a recuperarli; li troviamo nudi, rannicchiati uno vicino all’altro, con una serie di personaggi poco raccomandabili che gli girano intorno. Sono circa le quattro del pomeriggio quando finalmente rimetto la parte superiore del costume. I miei seni hanno preso un bel colore roseo (anche perché naturalmente li avevo protetti con la crema), tornare a sentirli stretti nel reggipetto non è una bella sensazione.
Arrivati a casa dopo esserci ordinatamente messe in fila per la doccia, andiamo a riposare un poco. Carmine mi telefona e gli racconto della giornata trascorsa; mi dice che tornerà l’indomani, con dispiacere ci salutiamo, anche se ogni tanto fa bene staccarsi un po’. Lina mi invita a cena visto che i cugini escono con altri amici; approfittando dell’assenza del mio uomo, decido di seguire lei nell’abbigliamento, il che significa “osare” un po’ di più rispetto al quotidiano. Camicetta aperta un bottone in più del solito, niente reggiseno, minigonna di jeans e perizoma; lina invece si mette un vestito lungo con uno spacco quasi inguinale, le spalle scoperte ed il tanga, la cui parte posteriore (ovvero un filo) viene evidenziata dalla leggerezza della stoffa gialla. Considerata la media dell’età delle persone, non passiamo inosservate, tanto che al ristorante un tavolo di ragazzi, sicuramente più giovani di noi, ci offre una bottiglia di vino. A fine cena, uno di loro si avvicina e ci chiede se vogliamo andare in discoteca… Ringraziamo ma decliniamo l’invito. Facciamo quattro passi al centro del paese, prendiamo un gelato e poi quando è circa mezzanotte, ci ritiriamo stanche a casa. Mi spoglio e mi butto sul letto a vedere la televisione, lei invece rimane nel salone approfittando che è la stanza più fresca della casa, spalanca le finestre ed accende l’altra tv. Sono davvero esausta, sto per prendere sonno quando l’inconfondibile rumore delle chiavi, mi fa capire che sono tornati i ragazzi. Drizzo le orecchie e capisco subito che è tornato soltanto Giacomo, il quale dice alla zia che Chiara avrebbe fatto un po’ più tardi. Riesco a sentir “che stai vedendo?” E poi la porta di vetro si chiude lentamente non del tutto. Sono di nuovo soli, tutti due nel salone; d’un tratto la stanchezza sparisce e mi ritrovo più sveglia che mai. Ormai so già dove mettermi per vedere bene cosa succede, così non mi resta che spostare leggermente la porta ed il gioco è fatto. Il divano è ancora chiuso, Lina ha le gambe allungate ed una coscia completamente di fuori con la mutanda bene in vista (fa davvero caldo). Giacomo si siede e si poggia entrambe le gambe di lei sulle sue, dopo di che comincia ad accarezzarla. La zia chiude gli occhi e gli chiede di continuare quel movimento tanto rilassante. Lui la guarda e candidamente le dice “io continuo a ma mi è diventato tutto duro” e mentre parla lo tira fuori effettivamente in erezione giusto in corrispondenza del ginocchio di Lina. È quasi tutto buio, ma ancora una volta mi sorprendo che, a fronte di un aspetto fanciullesco, il mio nipotino si difende bene. Il suo uccello accarezza involontariamente la rotula di Lina che lo guarda per l’ennesima volta, poi allunga la mano e comincia a muoverlo su e giù. Credo che sia l’ennesima “sega”, invece sorprendentemente, sposta le gambe, si alza in mezzo al divano e dopo aver abbassato entrambi le spalline del vestito, per mostrare i seni, si china con la faccia su di lui per succhiarglielo. Non ho neanche il tempo di sorprendermi che da fuori al giardino si sente la voce di Chiara che parla al cellulare. Come nei migliori film di Edvige, mia cognata si solleva di s**tto e dopo aver detto Giacomo che le dispiace, si avvia verso camera sua. Io per fortuna capisco la situazione e con passo veloce ritorno nella mia stanza, dietro la porta. Passano due minuti e la ragazza entra. Adesso non posso far altro che origliare, e, sento lei che è stupita per aver trovato mio nipote ancora sveglio. Dopo qualche secondo la sento esclamare ridendo “che fai con quel coso di fuori?” Evidentemente lui ancora non si è ripreso dalle coccole con Lina, gli sento dire qualcosa ma non capisco cosa; due secondi e sento lei che gli dice di aspettarla, il tempo di mettersi in pigiama. Chiara sparisce nella stanza, io subito dopo esco dalla mia, e, dopo aver dato uno sguardo furtivo a mio nipote che guarda la televisione con l’uccello in mano, mi metto ad origliare dietro la porta delle mie due ospiti.
Lo so che vi sembrerà strano questo comportamento da parte di una che ha più di quarant’anni; ma credetemi, sono rimasta coinvolta da quell’atmosfera di proibito che si è venuta a creare dalla prima sera. C’era sempre quell’aria di “segreto” che soltanto io potevo “scoprire”. Così mi sono lasciata andare forse più del dovuto. Ma, posso dirlo adesso che sono passate alcune settimane, mi sono divertita da morire.
Mamma e figlia si salutano e chiara le chiede come mai sia ancora sveglia a quell’ora di notte. Lina utilizza la scusa, che poi tanto scusa non è, del caldo eccessivo e le chiede come mai non sia tornata insieme al cugino. La giovane risponde di essere rimasta in paese con le amiche, poi fa per dare la buona notte alla mamma che subito le chiede dove stia andando.
In quell’istante ripiego per l’ennesima volta in camera, e nonostante faccia di tutto per ascoltare, non capisco il loro bisbigliare. Sento però chiudere la porta della stanza, e dopo un paio di minuti, con enorme circospezione, esco per capire cosa sia successo. Mi ritrovo a guardare il salone, sul divano non c’è nessuno; sposto lo sguardo in cucina, ma anche lì, calma piatta. Mi chiedo allora dove sia finito Giacomo, così, con la scusa pronta di una pipì notturna improvvisa, sto per aprire la porta quando la luce del televisore illumina fuori al balcone della stanza, la sagoma di mio nipote di schiena. Il tempo di mettere a fuoco le immagini e mi accorgo che si sta muovendo avanti e indietro, capisco che davanti a lui deve esserci Chiara, praticamente affacciata alla ringhiera. I suoi movimenti sono rapidi proprio come la sera prima quando li ho beccati sul letto ; la differenza sta solo nella posizione verticale piuttosto che orizzontale. Per un po’ li guardo scopare anche con un po’ di invidia, tanto che mi metto la mano nella patata e sento che è bagnata.
Non mi sembra il caso di assistere oltre, mi ritiro silenziosamente nell’ennesimo ricordo della mia adolescenza. L’indomani mattina presto, mi ritrovo a parlare con Lina fuori al giardino che mi chiede se io abbia sentito qualcosa la sera prima. Naturalmente nego, anche se subito dopo le confesso che secondo me tutt’e due i cugini, si divertono parecchio insieme. Mia cognata mi guarda, sorride e scuotendo la testa mi ripete il famoso detto “non c’è cosa più divina che… La cugina”. Ridiamo entrambi, confessando reciprocamente i nostri trascorsi giovanili con parenti e affini.
Ma a proposito di questo, un paio d’ore dopo sarebbe arrivato mio fratello e la moglie. Le mie vacanze si sarebbero spostate altrove. Tutto ciò alla prossima storia!
Nel a Roma nel dramma

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