La professoressa

La professoressa
Dopo mesi e mesi di ricerca, finalmente una proposta di lavoro decente, giusta per le mie competenze. Unica pecca: ho mentito sul grado di conoscenza dell’inglese. Una piccola bugia a fin di bene ma ora devo per forza riparare altrimenti addio lavoro. Ho un mese per imparare. Ho spulciato tra gli annunci di offerte di ripetizioni e ho trovato quello giusto: ex professoressa disponibile per lezioni di inglese, da livello base a master. Perfetto. Ho telefonato e ora sto andando alla prima lezione, a casa della professoressa.
Alla porta mi apre una signora compita, seria, sui sessanta, capelli corti spruzzati di grigio, un po cicciottella, occhiali con catenella. Si, decisamente una professoressa d’altri tempi. “Prego, si accomodi. Senta, io di solito faccio così: la prima lezione non è una lezione. Mi piace conoscere chi ho davanti per cercare di entrare in sintonia, capire come posso aiutare. Venga in salotto, si accomodi mentre io preparo un tè.” Ok, va bene, speravo di iniziare subito ma fa niente. E poi, non so, ma questa donna dall’aria così compita e seria mi intriga. Arriva con il tè e si siede di fianco a me sul grande divano. Mi chiede di me, del lavoro che dovrei andare a svolgere, di cosa mi aspetto dalle sue lezioni. Io parlo, parlo, e mentre parlo l’occhio mi cade sulla camicetta un po troppo sbottonata: intravedo il reggiseno di pizzo nero, cavolo, deve avere due tettoni incredibili. Chissà se sono ancora sodi o se cascano verso la pancia. La pancia: rotondetta, non eccessiva ma ben in carne. Cazzo, mi sto eccitando per una sessantenne? Io che quaranta anni per strada mi volto solo se passa una gnocca di venti? No so, sarà la situazione, la penombra della stanza, il profumo che si sente nell’aria, il suo guardarmi abbassando gli occhiali leggermente verso la punta del naso, il suo giocare con il bottone della camicia, quel vedo non vedo. Oh cavolo, ho il cazzo duro come il marmo. All’improvviso appoggia la tazzina del tè sul tavolino, e mi fissa socchiudendo gli occhi. Intravedo una certa malizia in questo. “Senti ragazzino, perchè mi guardi cosi?” Così come? “Dai,non fare lo stupido, bimbetto, mi parli ma non mi guardi negli occhi. Cos’è? Ti piacciono le mie tette? ti piacciono le mammelle delle vecchie come me? Sei un porco? Sei venuto qui per le lezioni o per trovare una troia da scopare?” Sono scioccato, la professoressa ha cambiato improvvisamente linguaggio, è sboccata, è aggressiva, è…eccitante! Balbetto una scusa, cerco un appiglio, ma intanto ho il cazzo che preme indiavolato nei pantaloni. “Basta, finiscila, maiale. Tu vuoi scoparmi, si, è questo che vuoi. Vuoi vedere questa vecchia nuda, con le gambe aperte”. Allunga una mano e la poggia sul rigonfiamento dei miei pantaloni. “Ohh si, senti qua, ce l’hai già bello duro. Avevo ragione, ti eccito, eh ragazzino, porco, mmmmm, lo sai che ho la figa tutta bagnata?”. Con furia e insospettabile velocità si toglie la camicia e il reggiseno. Che tettoni da favola! Due grandi mammelle bianche come il latte e due capezzoli duri, durissimi e grandi come non ne ho mai visti. Mi afferra la testa e se la porta al petto. Affondo in un mare di tette: lecco, succhio, sbrodolo in mezzo a quel paradiso di carne. Ho il cazzo è talmente che mi fa male, lo devo liberare. Mi scosto e mi tiro giù i pantaloni. L’uccello si erge dritto come un’asta, con la cappella pulsante, in fiamme per l’eccitazione. La professoressa geme, si spoglia e mi mostra una figa completamente rasata, umida e accogliente: “Scopami ragazzino, scopami come no hai mai scopato nessuna”.Non me lo faccio ripetere. Mi metto a pecora e inizio a leccargli la patata. I suoi umori innondano la mia faccia e io lecco, gli infilo dentro la lingua, gli succhio il clitoride. Questo da piccolino che era diventa duro come il ferro tra le mie labbra, quasi un piccolo cazzetto. La porcona gode : “Si, siiiii, ciucciami tutta la figa, dai ragazzino, dai che mi fai godere come una troia.” Mi scosto, afferro il cazzo e gli strofino la cappella sul clitoride, una serie di brividi di piacere mi travolgono. Poi, affondo con violenza il cazzo in quella fregna bagnata e la sbatto, la pompo, la riempio di cazzo. Quando sente che sto per venire mi afferra le chiappe, affonda le unghie e mi tiene incollato a lei. ” Dai ragazzino, sborrami dentro, vieni.” E io vengo, sborro come non ho mai sborrato prima. Spossato, mi stacco e mi lascio andare sul divano. “Bene maiale, hai goduto. Ma ora tocca a me, voglio godere anch’io come hai fatto tu, e ho un mio modo per farlo.” Si alza, mi da le spalle, si afferra le grosse chiappe, le allarga e mi offre il suo buco del culo: “Leccami ragazzino.” Se prima avevo affondato la faccia tra le sue tette, poi nella sua incredibile figa, ora mi getto su quell’ano: bacio tutto intorno, lo solletico con la punta della lingua, poi scosto le sue mani, afferro le chiappone, le allargo per bene, al limite del possibile, e affondo la lingua nel buco del culo fin dove posso. La muovo dentro, a destra e a sinistra, poi avanti e indietro. Lei gode, urla dal piacere, inizia a strofinarsi con foga la figa, ci infila dentro quasi tutta la mano. Mi sta tornando l’eccitazione. Questa è proprio una gran vacca! “Sto venendo, sto venendo”, si volta all’improvviso, sale in piedi sul divano mi mette la figa in faccia e mi innonda con un misto di umori e piscio. La faccio fare, mi piace, mi piace tantissimo e mi rammarico quando la sua figa espelle l’ultima goccia, ne vorrei ancora.
“Ragazzino, penso che andremo molto d’accordo, io e te. Domani inizieremo le lezioni: un’ora di inglese e un’ora d’altro. Di là c’è la doccia.”
E’ così che ho iniziato a studiare seriamente l’inglese. Sono diventato bravissimo.

Bir cevap yazın

E-posta hesabınız yayımlanmayacak. Gerekli alanlar * ile işaretlenmişlerdir