La Slot Machine

La Slot Machine
Mi aveva colto di sorpresa, Matty, quando un pomeriggio mi mandò un messaggino dicendomi: “Ci vediamo domattina? Sarò a casa da solo :)”.

Non so quante volte lo avevo pregato di incontrarci per vedere un filmetto, chiacchierare e… non so, qualsiasi altra cosa. Matty era un tipo a posto, con la passione per gli anime sexy, le action figure tipo hentai e quel genere di produzionei nipponiche. A me non è che piacessero tanto: l’esageratezza delle forme non mi ha mai dato eccitazione, a dire il vero… Tutto troppo artificiale. Tuttavia con Matty condividevamo la passione per lo sport, le belle ragazze e il porno, tutto sommato; ci eravamo conosciuti in un social erotico; abbiamo scoperto che ci piaceva mostrare i rispettivi uccelli sia con foto che con video e così, parlando, fantasticavamo di farci insieme qualche sega, ricordando i bei tempi di quando si era ragazzini e queste cose si facevano tranquillamente tra amichetti.

Adesso Matty mi stupiva con questo invito. Tempo prima gli avevo chiesto: “Ehi, ci vediamo? Ho voglia di stare con un amico, chiacchierare, ridere, stare un po’ spensierato.”, ma lui si era fatto ombroso, mi aveva detto che non era dell’umore giusto, che non gli andava e che era in rota per una ragazza stronza che lo faceva penare da qualche parte. Così ci avevo messo una pietra sopra; un paio di volte avevamo fatto scambio di messaggini incandescenti inviandoci foto e video… In una di quelle occasioni non ero riuscito a trattenermi e avevo perso l’occasione di mandargli una venuta mostrusa che lui mi aveva provocato con le sue frasi e il suo corpo; mi aveva detto di non preoccuparmi, che era contento che io avessi goduto tanto pensando a lui. Ma non lo incontrerò mai, pensavo. Poi passavano mesi senza sentirci e mi domandavo che tipo misterioso fosse e se qualche volta pensasse a me e ai nostri corpi che si somigliavano così tanto.

Poi quel messaggino “Ci vediamo domattina?”, con la faccina sorridente. Certo che ci vedremo, gli scrissi di rimando, quasi impossibilitato a trattenere l’emozione e riuscendoci solo per il pudore di non farmi vedere così entusiasta, quasi in modo osceno; non potevo crederci… E se poi mi avesse detto che ci aveva ripensato? Poi avvenne un altro incanto, cioè, mi diede l’indirizzo; abitava nella mia stessa città.

Pensai che ormai era fatta; mi prese un batticuore spaventoso, la bocca mi si fece secca, il respiro corto: Ma che mi succedeva? Ero letteralmente sconvolto, in preda a una eccitazione frenetica che andava oltre la sessualità. Era gioia, spavento, tutto. Sarei arrivato vivo all’indomani?

Per paura di infrangere l’incantesimo decisi di dedicarmi alla cura del corpo; feci la mia solita corsa chilometrica e poi mi diedi una bella accorciata ai peli, curando per bene quelli del pube e liberando il pene da ingombri di qualsiasi genere. Davvero un bel lavoretto: le palle erano in bella mostra, quasi rasate e il resto del vello era cortissimo ma non assente; l’asta era sgombra in tutta la sua lunghezza; pensai, guardandomi allo specchio, che era un bello spettacolo e speravo di farne sfoggio l’indomani.

Contrariamente a quello che pensavo, la notte fu tranquilla; dormii bene e mi svegliai come sempre alle sette, in tempo per fare colazione in santa pace e leggere le prime cazzate dei giornali. L’ora fatidica era alle nove e più passava il tempo, più mi sentivo felice e col batticuore. Decisi di mettere una polo blu a collo alto e dei pantaloni bianchi in stile “dragonninja” con scarpe leggere navy. Capelli con un poco di gel e tutto qui; solite mutande ianche, di sotto.

Non impiegai molto ad arrivare a casa sua… Puntualissimo, alle nove, premetti il campanello e mi rispose una voce allegra e divertita allo stesso tempo. “Sono Erri” dissi, “ciao!”. Lui rispose: “Sali, sali pure, terzo piano”. Per mascherare lo sconvolgimento che mi aveva di nuovo assalito, feci le scale con i gradini a due a due, per prendere un po’ di vero fiatone e nascondere quello dell’emozione. Arrivato al piano vidi un ragazzo con una mano in tasca e l’altra appoggiata alla cornice della porta che con gli occhi sembrava dire: “Ma l’ascensore?”. Intuendo, gli dissi: “Ehi ciao! Lo so, c’era l’ascensore, ma non mi fido di quei catenacci, eheh, preferisco sempre fare le scale!” e gli strizzai l’occhiolino. Lui mi tese la mano con un sorriso franco e si presentò, di persona: Sono Matty piacere, ma lo sai già” e sorrise. E io di rimando: “Sono Erri, lo sai anche tu e sono davvero felice di incontrarti!”. Le parole dovevamo essere un po’ affettate perché dovevo fare una gran fatica per non perdere il fiato. Chissà se anche lui era sconvolto come me? Io tremavo addirittura, come quando si prendono troppi caffè. Forse se ne era accorto perché mi mise a mio agio, facendomi entrare subito in camera sua e chiedendomi se volessi un po’ di succo di frutta o acqua. Io gli dissi che il succo andava bene, ma solo se mi avesse fatto compagnia. E così ci trovammo seduti alla sua scrivania, con in mano un bicchiere di concentrato di mirtilli neri (roba di classe!) e l’imbarazzo negli occhi.

Per rompere il ghiaccio presi di mira il suo pc; era notevole: un computer desktop di quelli adatti per i gioconi; così gli chiesi di quali giochi disponesse; lui rispose aprendo il cassetto e mostrandomi alcuni fps tipo Halo, C.O.D. e cose così. “Wow”, gli dissi, “allora ti piace davvero giocare! Anche io vado pazzo per i giochi di guerra e dove si spara un casino, eheh”. Così ci mettemmo a parlare di videogiochi e server; ma, alla fine gli chiesi a brucia pelo: “Ti va di aprire la pagina di xham? Facciamo ricerca di belle gnocche?”.

Matty non mi aveva deluso per aspetto fisico. Alto come me, più o meno un metro e settantacinque, capelli scuri e ben corti, occhi castano chiaro, niente barbette del cavolo come vanno di moda oggi, niente tatuaggi o piercing ridicoli; era proprio pulito e agile; si vedeva che aveva un fisico asciutto e allenato; le forme del suo corpo trasparivano dai suoi vestiti di buon gusto: pantaloni beige scuri, scarpe basse e felpa leggera a girocollo nera. Aveva anche delle belle mani, non troppo tozze, non troppo lunghe e delle unghie giuste. “E’ un ‘Adone’ “, pensai. Lo avevo visto nudo in fotografia; si era messo di schiena, mostrandomi un sedere perfetto che si sposava perfettamente a schiena e gambe, mentre davanti, beh, ricordo gli addominali scolpiti ma non esagerati, la pelle chiara e tesa… Perfetto anche nel volto, ovale, dall’espressione sveglia e ironica allo stesso tempo, come se non prendesse nulla sul serio, ma sempre pronto a dare tutto se stesso per aiutare una persona amica. Lavorava come magazziniere e me lo immaginavo con la tuta blu, intento a sistemare colli e pacchi, impazzendo per ottimizzare gli spazi, aggiornando al pc giacenze e attese e ogni tanto dando una sbirciatina allo smart per qualche messaggino. Una foto me l’aveva mandata proprio dal posto di lavoro: aveva tirato fuori l’uccello in tutta la sua eccitazione, scrivendomi “guarda come sono eccitato” e un bell’occhiolino per accompagnare quella “piccola” condivisione. Il suo strumento era davvero notevole, non circonciso, per fortuna, ben proporzionato con una cappella larga come l’asta e dei testicoli perfetti. “Cavolo!”, pensai, “che bella mazza!”.

Ora lui era a fianco a me, che smaneggiava con internet per raggiungere il sito che ci aveva fatto conoscere; aveva fatto accesso al suo profilo e mi chiese “dove guardiamo?” e io “cerca femmine, in fascia di età 18-25, online, Svezia”. Appena raffinata la ricerca, comparvero una ventina di utenti con i rispettivi avatar. Alcune si vedeva che erano fasulle e rimandavano a quei siti di incontri per sfigati; altre erano troppo misteriose e non si poteva vedere il profilo. Alla fine trovammo una che si chiamava Kexel e che per avatar aveva se stessa di spalle, vestita con un abito lungo e i capelli raccolti. Già così era una strafiga. Dissi a Matty: “Cavolo, clicca quella!” e lui, lesto, aprì il profilo. La signorina in questione aveva 20 anni, a quanto c’era scritto e mostrava solo una galleria con cinque sue foto. Era come una dea, tipicamente nordica, occhi azzurri, denti perfetti bianchi come le mandorle e capelli biondi. Il viso era tipicamente ariano, con l’arcata sopra cigliare caratteristica di quelle genti dagli occhi gentili e fieri. “Dio
che strafiga”, dissi. Matty la guardava avido, ingrandendo le foto una per una e salvandole in una cartella apposita. Mi venne voglia di toccarmi il cazzo e mi diedi una strizzata, sentento che il sangue cominciava ad affluire su per l’uccello. Anche lui si stava eccitando, col respiro leggermente affannoso, leccandosi le labbra. “Matty, chiedile l’amicizia! Vedi che è online?”. Lui cliccò sul segno “più” per la richiesta.

Ridendo, gli dissi: “Saremo i milionesimi a domandarle di essere amici, ahah!, guarda quanti commenti sotto!”. In effetti la poveretta era assediata da torme di troll sfigati che le chiedevano contatti, cam to cam, scambio di foto e messaggi privati.

Il gioco cominciava a carburare; lo incalzai e gli domandai se avesse foto private sulla sua pagina personale; lui rispose di sì e mi fece vedere una galleria con le foto che conoscevo già, compresa una gif che ritraeva un suo orgasmo, una delle gif più hot che avessi mai visto perché ritraeva la venuta dal suo punto di vista. Il suo sperma era bianco e denso e scivolava mollemente per il glande, andando a perdersi nell’inguine mentre la sua mano continuava a scrollare l’asta eretta. Davvero una gif fantastica.

“Me la ricordo quella”, gli dissi, “me ne avevi fatto gentile omaggio, eheh”. Lui sorrise compiaciuto e di rimando: “Non posso competere con la Erry production!”. Faceva riferimento alla montagna di video e immagini che io stesso avevo caricato sul mio profilo di xham. Davvero tanti video di venute da tutte le angolazioni e di vario genere. Con l’avvento del digitale di massa mi ero reso conto che immortalare da me le mie venute era una cosa divertente davvero e pure eccitante, perché tanti le apprezzavano e si eccitavano a loro volta. “Però, Matty, si tratta solo di quantità; tu non solo non sei da meno di me, ma hai un potenziale enorme col tuo corpo; sei davvero fotogenico e bello. Non oso immaginare quanti bei video potresti fare!”. Queste parole mi uscirono con una sincerità perfetta e mi parve che lui arrossisse un po’.

Intanto dalle nostre patte si vedeva che avevamo le mazze imbizzarrite; con le rispettive mani ogniuno si strofinava l’asta guardando le grazie di Kexel e poi di altre bellissime gnocche che via via sfogliavamo per xham; capitammo sulla pagina di un tizio che postava solo gallerie di ragazze che, a quanto pareva, facevano selfie e cose del genere: roba da rimanere a bocca aperta! Bellissime, giovani, porche con delle fighe per tutti i gusti, con le labbra sporgenti o no, col clitoride grosso o più sottile… Insomma, il Paradiso delle teens.

Cominciavo a sentirmi troppo eccitato e anche Matty iniziava a gemere; fatto che, come mi aveva spiegato per messaggino, significava che stava andando in modalità masturbazione assoluta. Il suo cazzo sembrava dover esplodere dalla braghetta e anche io sentivo di essere pieno di liquido prespermatico sulla punta del prepuzio. Allora gli proposi, infoiato: “Matty, dài, togliamoci questo diamine di vestiti e divertiamoci! Non possiamo farci una sega con le mutande addosso!”. Io fui velocissimo, disinibito; mi levai le scarpe e la maglietta, rimanendo solo coi pantaloni sbottonati; lui mi si avvicinò e ridendo mi abbassò i pantaloni insieme alle mutande, mettendomi tutto a nudo. In sardo gli scappò una esclamazione di eccitazione: “Itte bellu!!!”; e pure lui bellissimo, si denudò, con quel fisico asciutto ma rimanendo in pantaloni… “Me li togli?” mi chiese con un bel sorriso. In quel frangente il tempo si dilatò. Il ricordo è lento, quasi alla moviola. Mi avvicinai e mi inginocchiai davanti guardandolo con sfida; tirai giù la zip dei pantaloni e li feci scivolare per le sue gambe ben tornite. Lasciai le mutande, per ammirare il suo pene ancora prigioniero di quel cotone bianco che lo fasciava. Poi afferrai lateralmente gli slip e tirai giù. Il suo membro rimase imprigionato sino all’ultimo, fino a quando l’elastico del boxer sembrò fare resistenza all’altezza del glande. Ancora un piccolo asforzo e… il maestoso cazzo s**ttò su, ondeggiando in alto come un palo, no anzi, come la leva di una antica slot-machine dopo che è stata abbassata e si rialza nella posizione di partenza. Io avevo gli occhi dilatati: davanti a me c’era un oggetto del desiderio che si materializzava in tutta la sua minacciosa potenza; c’era il cazzo di Matty che stava duro e orgoglioso, con il prepuzio che gli copriva la parte bassa del glande già mezzo scoperto in diagonale e umico di trasparente prespermatico.

Mi sentii mancare. Il cuore mi balzò in gola nuovamente, la bocca fu di nuovo secca. Ma allungai la mano e impugnai il suo membro che al tatto era, oltre che duro, caldo e pulsante. Con l’altra mano gli massaggiai i testicoli e guardandolo negli occhi gli dissi: “Finalmente siamo arrivati al dunque, eh?”; lui tirava la testa indietro e poi tornava a guardarmi negli occhi, pervaso da impulsi orgasmici che sentivo nel tremare del suo cazzo. Fu un attimo e me lo ficcai in bocca. Dapprima feci scorrere le labbra per un terzo del suo pene, toccando con la lingua il prepuzio e il buchetto dell’uretra. Poi tentai di andare più in profondità, imboccandomi per metà della mazza e succhiando ritmicamente. Con la mano sinistra continiavo a toccargli le palle, mentre con la destra accompagnavo la bocca nel pompino, come nei porno. Era bellissimo. Ma quasi mi pareva che fosse un altro a fare quella cosa divina; io non mi capacitavo, anche se ci davo dentro con ritmo e dedizione.

Con un movimento deciso lo scappellai tutto e con la lingua esplorai il glande in tensione, soffermandomi sul frenulo sotto la cappella. Lo sentivo teso, quasi tagiente e lo massaggiai ritmicamente con la lingua; poi mi infilai l’asta in profondità per la bocca, lasciando una bella traccia di saliva ogni volta che lo facevo tornare libero. Era un delirio bellissimo; stavo facendo un pompino magistrale a Matty e lo sentivo fremere come come un fiore sotto il mio tocco: sentivo i muscoli delle natiche, delle cosce, degli addominali… E il suo respiro intermittente sincronizzato al mio lavoro. E che dire del suo sapore? Era il sapore del suo cazzo, pulito, ma che sapeva di pene; il liquido dell’eccitazione era un po’ salato, ma la sua pelle era dolce e non potevo smettere di baciarla, leccarla, succhiarla. “Matty, sei fantastico”, gli sussurrai in un momento in cui prendevo fiato. “Mettiti seduto”, gli chiesi. Lui si buttò sulla sedia e in quella posizione mi accoccolai con la testa sul suo grembo, facendo di nuovo mio il suo cazzo. In quella posizione, tirai fuori la lingua e sbattei la mazza su di essa, sfidandolo con gli occhi e facendo quel rumore che fanno i piedi nudi sulla spiaggia, quando si corre. E poi di nuovo, succhiavo, leccavo e sussurravo quanto desideravo quel momento di fuoco. Ero così perso che me lo sono strofinato anche per la faccia, sugli occhi, sulle guance, abbracciandolo con la lingua e passandoo anche sul collo.

Lui mi pareva perso come me, completamente. Mi carezzava la nuca, le orecchie e poi si passava una mano sulla pancia e poi tornava al mio volto; mi amava con le belle mani che aveva e io lo amavo con la bocca, donandogli tutto il piacere che potevo attraverso lo sguardo. Riuscii anche a spingermelo tutto in bocca; non mi veniva difficile e così sentivo il suo sapore forte anche col resto della bocca. Mi dedicai anche alle palle, ma lo scroto, inspessito dall’eccitazione, non mi permetteva di succhiarle a una a una; dovevo limitarmi a baciarle e stuzzicarle, timide, con la punta della lingua. Ma il bello era di tornare sempre sul pene. “Erri”, mi diceva, “Sei bravissimo, cazzo, è bellissimo, hai la bocca calda, cazzo è bellooo!” e continuava a carezzarmi teneramente. Mi veniva da piangere, tanto ero preso e affascinato da quei complimenti.

Mi alzai in piedi e prendendogli il cazzo con una mano gli dissi: “Matty, andiamo sul letto? io non ce la faccio più…”. Letteralmente ci buttammo sul suo giaciglio e questa volta fu lui a prendere l’iniziativa. Me lo afferrò con tutte e due le mani e cominciò a segarmi, scappellandomi tutto con sul volto un sorriso da rajah d’altri tempi. Il mio cazzo era diventato paonazzo, pieno di voglia dopo quel lavoretto che avevo fatto con la bocca. Lo abbracciai e siccome il suo respiro era invitante e sapeva di mirtilli, visto quello che avevamo bevuto, lo baciai sulle labbra, perdendo nuovamente il respiro per l’eccitazione. Lui sembrò sorpreso, ma ricambiò subito, afferrandomi leggermente tra i denti il labbro suleriore, mentre io gli mordicchiavo quello inferiore. Che buon sapore aveva! Mollò il mio cazzo e mi abbracciò pure lui, respirando affannosamente e trascinandomi in orizzontale sul letto. Lo sbirciai tra gli occhi socchiusi e vidi che aveva un’espressione bellissima. Lo baciai ancora più intensamente e gli offrii la punta della mia lingua che lui toccò con la sua. Così il nostro bacio divenne ancora più appassionato, mentre con le mani ci stringavamo fortissimo, soffocandoci e perdendo il fiato. Nel delirio del bacio sussurravo solo “Matty, Matty, mi fai morire, ohhh…” e pure lui soffocava nelle sue parole, dicendomi “Sì, sì, cazzo, sì!”. Intanto i nostri attrezzi si strusciavano e con i movimenti pelvici tentavamo di masturbarci al meglio, abbracciati e carezzandoci le natiche.

Completamente fuori di testa, ma abbastanza lucido ancora, gli dissi: “Matty, dobbimo godere perché non c’è abbastanza tempo per continuare all’infinito così!”. Ma lui mi tappava la bocca con le sue labbra.

Ma parve capire e mi disse: “Facciamo la venuta col ‘sessantanove’… ti va?”. Io gli risposi con un bacio ma aggiunsi sorridendo: “Però io sto sopra, ok?” e lui per tutta replica spalancò le braccia, mettendosi di schiena.

Mi misi nella posizione di rito: lo cavalcai facendo in modo che il mio pene, anzi, le palle, fossero all’altezza della sua bocca, mentre per il suo cazzo, beh, bastò spostarlo con la mano e me lo ritrovai in bocca, al rovescio; ma prima mi venne un’idea. “Matty, siamo così belli, facciamoci una serie di foto! Vuoi?”. Lui parve entusiasta; così saltai su e presi lo smart per settarlo negli autos**tti automatici con s**tti ogni 40 secondi. Posizionato il telefono, rimontai sul suo bel corpo e ci trovammo ogniuno con in bocca il cazzo dell’altro. Per fare bene le foto ogni tanto ruotavamo, in modo da immortalarci a turno nelle nostre acrobazie…

Poi accadde una cosa. Mentre stavo sopra di lui, col culetto sulla sua faccia, sentiii che Matty passava un dito sul mio buco; il dito era scivoloso per la saliva e il prespermatico. Spingeva per infilarmelo, ma io gli dissi: “Che fai Matty? Ho paura che sia sporco, non ho pulito dentro, scusa…”. Allora lui mi chiese se poteva solo massaggiarlo e io gli dissi di sì. Il fatto è che toccandomi il culo e facendo pressione col dito, i miei impulsi orgasmici erano accentuati, alterati e sentii qualcosa pungere, pizzicare, venir su: praticamente stavo per venire, ma di brutto, in maniera oscena come mai mi era capitato; cercavo di stringere le chiappe per ritardare l’onda, ma ogni sforzo pareva inutile. Dovevo dirglielo assolutamente, perché volevo che i nostri orgasmi fossero almeno simultanei. “Matty, sto per sborrare, cazzo, non ce la faccio più, fermati un attimo!”. Lui si fermò e mi disse: “Anche io ci sono, posso schizzare quando vuoi, ma ancora per poco!”. Allora gli proposi che saremmo venuti nelle rispettive bocche, bevendo tutto e poi baciandoci. Lui approvò felice. Senza attendere il via, ci riattaccammo ai cazzi, facendo il movimeno su e giù fatidico…

E il primo a venire fui io. Mi sentii come se cadessi dentro un baratro infinito, vidi le stelle; ebbi il tempo di gridare il mio piacere “GODOOOOOO!!!” che subito sentii le pulsazioni dell’orgasmo squassarmi il cazzo. Lo sperma, così a lungo trattenuto e messo sotto pressione da quella sessione di amore, veniva sparato via da contrazioni assurde dell’uretra che quasi mi facevano male, come delle stilettate. Senza mollare la presa sul cazzo di Matty, gemevo più o meno così: “Ummmph, ummmpf, uuuuummmmpph”, per almeno dieci volte, cioè le volte che schizzai dentro la bocca del mio amico che tenacemente continuava a serrare le labbra sul mio cazzo e a bere tutta la mia broda. Ma, più o meno a metà del mio orgasmo, sentii il cazzo di Matti farsi come il marmo. Lo sapevo, stava per esplodere e me lo cacciai per più della metà in bocca muovendolo forte con la mano, dalla base, dopo averlo scappellato tutto.

Scoppiò anche lui in un gemito assurdo, scopandomi violentemente la bocca come una figa. Avendo la cappella rovesciata, quello che sentii fu un getto denso, caldo e prepotente che mi coprì tutta la lunghezza della lingua, sino quasi alla gola. Ne contai cinque, tutti uguali, che mi inondavano e che io non riuscivo a mandare giù, se non a piccole dosi; la sua sborrata era praticamente assoluta. Per smaltire tutto quel seme dovetti fare un ingoio deciso e, infatti mandai giù una bella quantità di quella ambrosia abbracciandogli la schiena con un braccio e il sedere con l’altro. Il sapore era dolciastro, anche se con la gola sentivo il gusto variare verso l’acre, ma non come il mio sperma, che mi pare più amaro. Visto che non mi disgustava, continuai ad accompagnare il suo orgasmo con piccoli movimenti della testa, continuando a bere i fiotti sempre più poveri, fino a quando sentii che il paicere si era calmato. Lui, dal canto, suo, mentre veniva, aveva fatto un gemito soffocato dalla presenza del mio bastone in bocca, una specie di “Mhhhhmmm…”, molto profondo e sensuale. Ma ora il suo cazzo cominciava ad afflosciarsi e anche il mio era sul ‘sunset boulevard’.

Scivolai da sopra di lui, senza forze e mi stesi al suo fianco, stravolto, intontito. Lui teneva gli occhi chiusi e rspirava profondamente, con una espressione quasi beata. Io gli misi un braccio sul petto e la gamba destra sulla sua destra, semi abbracciandolo. Nessuno dei due voleva rompere il silenzio; non ci eravamo neanche baciati con le bocche piene di sborro, perché ormai l’eccitazione era passata via e ne avevamo abbastanza. Decisi di parlare io: “Matty… è stato tremendamente bello… Io non so cosa dire se non grazie.”. Gli diedi un bacio sulla spalla e mi misi seduto. Anche lui, riprendendosi, si mise seduto a fianco a me e disse: “Sono stanchissimo Erri, mi fanno male le palle, cazzu diaulu”. “Ci diamo una lavata?”, proposi. Lui fece sì con la testa. Intanto spensi lo smart che continuava a fare foto.

In bagno ci facemmo una doccia; eravamo sfatti. Anche a me faceva male sia il cazzo che i testicoli, completamente congestionati. Mi rimisi in sesto e appena tornati nella sua cameretta, ci rivestimmo,
svogliati anche di respirare. Sul pc intanto era rimasta la foto di una troietta messa a pecorina e Matty spense il computer con un click sul pulsante di accensione, quasi schifato. Si era fatta la una.

“Mi accompagni alla porta, Matty?, devo correre a fare la spesa, anche se per come mi sento dovrei andare in ospedale a farmi fare una trasfusione di sangue, eheh”. Lui, con lo sguardo languido e basso mi accompagnò, senza parlare. Giunti alla porta gli chiesi: “Non mi hai risposto prima… Ti è piaciuto?”. Lui per tutta risposta mi sorprese con un bacio timido sulla guancia, dicendomi, con un sorriso velato: “Alla prossima?”.

Gli sorrisi di rimando e “Sì”, replicai, “con te, per te e solo con te, sì”.

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