UN LAVORO PER IL FIGLIO DI LIVIA 2

UN LAVORO PER IL FIGLIO DI LIVIA 2
Era arrivato il pomeriggio, sapevo che sarebbe arrivata, non poteva rinunciare al contratto di lavoro sebbene a tempo determinato, lavoro che avevo promesso di dare a suo figlio se fosse venuta a letto con me, come avevamo concordato dopo il nostro incontro in macchina e quel fantastico bocchino che era stato il preludio a quello che sarebbe accaduto oggi. Il suono del citofono, l’ascensore che si apre e lei che entra …. Vestito aderente ma non stretto blu, scarpe in tinta tacco medio che le disegnavano il polpaccio ben tornito, calze color carne…. “E’ a posto il contratto?” chiese entrando “Pronto” risposi “Eccolo qui, tre mesi come detto….. al modico prezzo di una scopata a settimana e poi lo rinnoviamo “ Rimase un attimo in silenzio, guardando il foglio di carta che tenevo in mano, poi alzò gli occhi verso di me “Va bene , facciamo quello che dobbiamo fare allora” , poggiò la borsa sul tavolo alle sue spalle e si abbassò accovacciandosi di fronte a me , in piedi di fronte a lei, mi apri la patta dei pantaloni, tirò fuori l’amico già mezzo duro e cominciò a segarlo portandolo poi in bocca e comincio un andar su e giù con quelle labbra sottili ma morbide. Continuò per diversi minuti , io la lasciavo fare, guardando la sua testa che andava avanti e indietro, il cazzo era diventato un palo, la pressione delle sue labbra sempre più forte… si fermò, lo sfilò dalla bocca alzò gli occhi verso di me “Fai quello che devi fare adesso… “ La tirai su, lei si appoggiò al tavolo “Vai di fretta?” dissi mentre le tiravo su il vestito scoprendo quelle cosce ben tornite che erano state il mio tormento nei giorni passati, dopo il fantastico servizio di bocca che mi aveva fatto nella mia macchina in occasione del nostro primo incontro. Le calze velate erano tenute su da un reggicalze nero che circondava uno slip di pizzo traforato che lasciava uscire parte del suo pelo nero, ispido, che alla fine della giornata avrei ben sporcato di sborra. Finii di tirarle su il vestito , sopra i fianchi, “Siediti sul tavolo…. E stai buona, decido io quando scoparti” dissi spingendola a sedere sul tavolo. Si sistemo sul tavolo, le braccia poggiate dietro di lei , la baciai mentre una mano iniziava a ravanare in mezzo alle sue cosce scostando lo slip ed arrivando a quel pelo duro, nero, ispido…. Mi scoppiava il cazzo ma non volevo penetrarla prima di averla ben bagnata…. Lo slip non rimaneva scostato, lo presi lo tirai e lo stracciai…. “tranquilla te ne regalo un altro” dissi mentre due dita entravano nella sua figa e lei lanciò un grido soffocato tirando indietro la testa per quella penetrazione improvvisa. Pochi avanti e indietro delle dita e cominciò a bagnarsi, intensificai il ritmo ed inizio a godere “Ahhhhh….ahhhh….” Cercava di soffocare la voce, il ritmo della mia mano orami era forsennato “ahhhhh… fai piano, mi fai male….. ahhh” “Godi e stai buona “Risposi, lei continuò a sbattere la testa avanti e indietro, le sua mani avevano afferrato i bordi del tavolo e lo stringevano forte “ Noooooo… Ahhhh….” Mi fermai, rimase con la testa all’indietro ansimando….. mi sbottonai i calzoni, li lasciai cadere e li sfilai aiutandomi con i piedi, via i mocassini, sfilai lo slip già abbassato, la camicia era già aperta, finii di sbottonala e la tolsi…. Lei continuava ad ansimare, si era tirata a sedere sul tavolo … le tirai giù la lampo del vestito e glielo sfilai dalla testa…. Anche il reggiseno era nero, lo slacciai, sfilato e lanciato sopra il divano come avevo fatto con il vestito……. Pensava forse che finalmente l’avrei fottuta, stava per scendere dal tavolo, la fermai “Ti dico io cosa devi fare…. Non è ancora il momento di fotterti…..” e la spinsi giù a distendersi supina sul tavolo, le gambe penzoloni…… mi inginocchiai tra le sue gambe aperte, avevo quella figa pelosa, bagnata, davanti i miei occhi, le aprii le labbra con le dita e misi la lingua in quel laghetto…. Leccavo la figa , muoveva la testa a destra e manca, puntava i piedi sul tavolo serrando le cosce attorno alla mia testa, la presi con una mano alla gola, le afferrai una tetta con l’altra continuando con la lingua a colpirle il clitoride, puntò il sedere sul tavolo inarcandosi tutta, si muoveva alzando il culo e puntando i piedi sul tavolo mentre io continuavo a leccarle con ampi colpi di lingua il clitoride, allargai le labbra e le infilai la lingua dentro. Stavolta prese davvero a gridare “Ahhh. Noooooo. Ahhhh. Ohhho, ahaaa…” delle grida secche, , anche gutturali, le mani avevano ancora afferrato i bordi del tavolo e ad ogni grido inarcava la schiena e girava la testa a destra e sinistra, i capelli scarmigliati….. tornai al clitoride, bello turgido, lo strinsi tra le labbra, non si trattenne più e lancio un grido peggiore degli altri e venne decisa, vibrando tutta, stringendo le cosce intorno alla mia testa, piegando le ginocchia e alzando le gambe …. Strinse per diversi secondo, continuando a rantolare, la mia testa prigioniera tra le sue cosce, il profumo ormai coperto dagli odori del suo orgasmo….. alla fine allentò la presa, con calma , rilassandosi sul tavolo, il respiro ancora veloce…. Mi alzai in piedi, il cazzo era un palo diritto, che con la sua cappella scoperta sembrava chiedermi quando diavolo lo infilassi dentro quel buco fradicio. “ Adesso è ora di portarti su un letto, troia” dissi tirandola su per le braccia e tirandola verso di me per prenderla in braccio, lei avvinghiò le gambe intorno ai miei fianchi e le braccia intorno al collo, la testa abbandonata sulla mia spalla. A quel chiamarla troia mi aveva guardato senza dir nulla ma gli occhi dicevano che non poteva far altro che la troia….. la portai in camera da letto, la scaricai di traverso sul letto , lei si tirò indietro con la schiena in mezzo al materasso cosi da farmi spazio davanti a se, poggiai le ginocchia sul letto, aprì le gambe, il cespuglio era finalmente li davanti al mio cazzo infoiato, mi abbassai sopra di lei le presi le braccia gliele alzai sopra la testa e la tenni cosi ferma, bloccata per le braccia tanto era la voglia di possederla…. Appena il tempo di poggiarle il cazzo su quel cespuglio, lui trovo da solo il buco ed un sol colpo, deciso, tutto dentro fino alle palle….”Ahhhhhh” gridò cercando di muoversi ma le mie mani la tenevano ben salda per le braccia, la baciai, la lingua dentro la bocca si intrecciò con la sua, non si tirò indietro ma inizio a rispondere ai miei stimoli mentre iniziavo a pomparla… .staccai la bocca, il suo respiro ormai era forte, iniziai a stantuffarla con colpi decisi, ritmati, aumentando sempre di più il ritmo…. “piano,…Ahh, piano”….. “Piano un cazzo” risposi” “tu sei da letto, una gran troia da letto… e quindi ti lasci scopare senza rompere…..” e tuffai giù la testa sulla sua bocca….. a soffocare i suoi rantoli ed evitare che i vicini sentissero come godeva ….. andò avanti cosi per una mezzora nella quale alternai momenti di colpi forsennati con i nostri inguini che sbattevano uno contro l’altro e le sue venute , almeno 3, con la schiena che si alzava e le sue cose che si serravano intorno al mio bacino e intorno alla mia testa quando le avevo alzate le gambe sopra le mie spalle, a momenti di penetrazione più rilassata spingendolo bene in fondo alla sua figa , lentamente , per farle sentire quel palo di marmo fino alla bocca dell’utero, momenti in cui le sue grida di piacere prendevano un carattere di moderato dolore e dalla sua bocca tra il forte ansimare usciva quel “piano, mi fa male così….” Quando il cazzo stava per esplodere mi fermavo, volevo ritardare il più possibile il momento in cui l’avrei riempita di sborra…… qualche minuto stesi uno fianco all’altro, i nostri respiri che si quietavano ed appena il mio amico si calmava ben rimanendo però diritto riprendevo a chiavarla….. Alla fine la misi in ginocchio a pecorina la presi per i fianchi glielo infilai con un solo colpo nella figa bella dilatata e cominciai a colpire , sbattevo con forza il bacino contro quelle chiappe bianche e la tenevo ferma prendendola per i fianchi , lei tentava di spingersi in avanti per sfuggire ai colpi ma la tenevo forte ,ben ferma, “ohhhh, uhh, aohhh…. Piano, piano….” “Piano un cazzo, stai buona” si sollevò sostenendosi con le mani puntate sul lenzuolo …. Io colpivo come un dannato, le tette le ballavano sotto, appoggiò di nuovo la testa sul lenzuolo, battevo sempre più forte ed il rumore delle carni che sbattevano una contro l’altra mi facevano eccitare ancora di più… sentivo il cazzo gonfio ……continuai a montarla a pecorina tenendola per le spalle guardavo le sue tette da terza misura dondolare veloci riflesse nello specchio dell’armadio e lei che si teneva salda sulle braccia puntate sule letto , la testa che andava da tutte le parti e la bocca serrata e il labbro morso per non urlare ma i mugolii , forti, non potevano essere trattenuti….. sotto quei colpi alla fine lascio le braccia evidente stanche e poggiò la testa sul letto, mi alzai sulle gambe piegandomi a penetrarla , forte, sbattevo contro quelle chiappe sode, fin quando la spinsi a pancia in giù sul letto, il cazzo usci, ma appena in posizione le aprii di nuovo le cosce, il culo davanti a me, mi abbassai , glielo poggiai su quel buchetto ma lei si ritrasse avanzando sul letto “no, il culo no” disse mettendo una mano sul buco….

A quel punto non ce la facevo più, non avevo voglia di combattere, sarebbe venuto il momento in cui l’avrei inculata…. Volevo riempirla, l’afferrai per girarla, si giro lentamente, distrutta da quell’ora ormai di monta selvaggia…. Mantenne le gambe sollevate ma chiuse forse ancora con il timore del culo, io ero inginocchiato davanti a lei, appena fu con la schiena sul letto, le aprii le gambe “Apri le cosce, è era di riempirti zoccola…” ero infuoiato e mi abbassai su di lei , infilandola deciso, sebbene bagnata e grondante lanciò un urletto quando le affondai dentro il palo che era diventato il mio cazzo, turgido ed esasperato per aver rinviato ripetutamente la sborrata, iniziai subito a stantuffare, colpi decisi, veloci, …. “Non venirmi dentro, è la prima volta che mi scopi…..” Non le risposi, continuai a stantuffarla ancora con un colpi decisi, reagì di piacere, la figa era ormai ben avvezza a prendere quel palo del mio cazzo turgido e pulsante, mi distesi su di lei e continuai “Cazzo….” Disse “è… ohh… è grosso davvero adesso….Ahhhh” Si toccava le tette e ansimava, spostò le mani sul lenzuolo, lo afferrò poi si porto la mano sulla bocca per soffocare le grida….. le misi le mani sotto le cosce per alzargliele e spingere più forte….. ero troppo preso, aumentavo il ritmo, ed il respiro, stavo per venire “…. Ahh, non dentro….” Disse lei ma nemmeno la sentii, ancora qualche colpo e le inondai la figa di sborra calda, colante che le corse nella figa……Non protestò del fatto che l’avevo inondata nonostante la sua richiesta di non riempirla….. lo tirai fuori, le ultime gocce caddero sul lenzuolo “Ti avevo chiesto di non sborrarmi nella figa, non avevo preso precauzioni….” “Male” risposi “non si va a uomini senza farlo”….dissi con un mezzo sorriso “organizzati per le prossime volte, abbiamo un accordo di una scopata a settimana, quindi non correre rischi, io non intendo rinunciare alla mia scopata libera…….” Si alzò tirando su le calze che erano scese sulle gambe, in tutto quel trambusto non gliele avevo nemmeno tolte completamente ed andò in bagno, io rimasi nudo sul letto a godermi la vista del mio cazzo finalmente rilassato ancora bagnato della sborra che avevo sversato in quella figa calda, piena di umori, pelosa di un bel pelo nero ispido, selvaggio, proprio come piace a me….. tornò in camera ed iniziò a vestirsi, la guardavo, il contratto di lavoro del figlio sul comò…. Mi sarebbe piaciuto rompergli il culo, ma non sarebbe mancata occasione nei prossimi incontri, d’altra parte quel contratto sarebbe arrivato alla scadenza e certamente avrebbe voluto rinnovarlo…..

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