La prima volta anale

La prima volta anale
Eravamo in camera da letto, ci baciavamo con passione, come se volessimo berci a vicenda attraverso le labbra, tentando di assorbirci con morsi e fugaci colpi di lingua. Le sue mani erano su di me, mi accarezzavano dolcemente, per poi stringermi forte e tirarmi a sé. All’inizio era il collo, poi scese dolcemente sul seno, mentre con l’altra mano strizzava il mio sedere, senza smettere di baciarmi

Eravamo vicini, lo sentivo duro contro di me, protetto solamente dai suoi jeans. E chiedeva attenzioni. Mi sfilò lentamente la felpa, di qualche taglia di troppo, scoprendo il seno, e iniziò a giocare con enfasi con i miei capezzoli. Erano così duri da fare male, ma era così bello che volevo non smettesse più.Gli sfilai la maglietta e iniziai a contemplare il suo petto nudo, di cui conoscevo la forma solamente al tatto, accarezzandolo mentre continuavo a baciarlo.
La mano scendeva sempre di più, soffermandosi sui morbidi ricci della pancia, che aprivano la strada verso il suo inguine, gonfio e pronto per essere accolto.
Avevamo deciso di aspettare, di farlo in una occasione speciale, eppure ci guardavamo ardenti di passione: eravamo ancora parzialmente vestiti, ma nelle nostre teste eravamo già a letto.
Non appena accennai a un sì, mi sfilò dolcemente i jeans e le mutandine, per poi occuparsi del reggiseno. Sulla felpa, mollemente poggiata sulla sedia, si andò ad aggiungere il mio intimo in pizzo.
Mi fece sedere sulla scrivania e iniziò a sbottonarsi la cintura, liberando dalla sua prigione il suo cazzo, ormai turgido. Sfiorai con le dita la sua erezione, conscia del fatto che a breve sarebbe entrata dentro di me

Mentre lo ammiravo, con un misto di paura e curiosità, iniziò ad accarezzarmi la figa, chiusa perché ero vergine, ma allo stesso tempo bagnata e bramosa delle sue più perverse attenzioni.

Prese la crema sullo scaffale e me ne mise una noce sulle mani, chiedendomi di prepararlo. Con delicatezza massaggiai la sua erezione, finché non divenne scivolosa per via della crema. Una volta concluso, mi intimò di girarmi e fece lo stesso col mio culo.
Mi girai e lui mi alzò le gambe, scoprendo quello che avevo nascosto agli altri ragazzi, eccitato di cogliere un fiore che avevo riservato a una persona speciale, a lui. Entrò lentamente, guardandomi negli occhi. Il suo sguardo era dolce, ma al contempo bramoso di possedermi. Una volta entrato, iniziò a muoversi ritmicamente, quasi cullandomi, mentre sentivo le pareti del mio sfintere che cedevano sotto il volume del suo cazzo, per poterlo meglio accogliere.
Si muoveva sempre più velocemente, mentre la scrivania cigolava con lo stesso ritmo e io sentivo dei suoni, che altro non erano che i miei gemiti di piacere.
Entrava e usciva con foga, guardandomi negli occhi, intimandomi di non guardare in basso. Lo feci e vidi il suo cazzo, enorme come non mai, inabissarsi e riemergere dalla mia cavità, mentre lo sentivo duro e caldo dentro di me.
Mi girò e continuò a montarmi, con sempre più violenza, mentre mi sussurrava parole dolci all’orecchio. Il mio seno era premuto sulla scriviania, gravato dal suo peso.

Una volta concluso, toccai il mio culo e tastai la sua nuova forma: era molto più morbido e largo per via della trombata appena conclusa.

Aspettiamo vostri commenti spinti e consigli.

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