Parigi

Parigi
Sono arrivata a Parigi e sino a tarda notte i bagagli non si trovavano
Per fortuna monsieur Franck Goldnadel, direttore dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, che era arrivato con il mio stesso volo,
è stato cosi gentile che per scusarsi dei disguidi mi ha offerto la sua auto ed il suo autista per portarmi all’hotel che avevo prenotato

A Parigi scendo sempre all’Hotel de Crillon, i letti sono enormi e tutto profuma di lusso soffuso e discreto.
Faccio portare i bagagli in camera e chiedo la colazione a letto per le 9 alla receptionist.
Sono stanca morta e seguo il fattorino sino alla camera.
Faccio lasciare i bagagli a terra, lo congedo con una discreta mancia e mi spoglio subito.
Sono troppo stanca per fare la doccia; “domattina” penso cadendo sul letto
E’ la luce fortissima del sole che entra dalla enorme vetrata, senza tende che mi fa svegliare,
o forse il profumo dei pain aux raisins che sono un’impareggiabile viennoiserie francese.
o forse quello delle madeleine con quel gusto di burro e limone
Comunque apro gli occhi e non resisto ad una tazza di caffè e una spremuta di arancia .. il resto dopo la doccia
La doccia è enorme, si potrebbe farla comodamente in quattro, uhm anche il letto sarebbe per quattro … chissà quante volte è successo ….
comunque pagando 3.000 € a notte la discrezione è il minimo
Ma non è il mio caso
Adesso mangio
Spazzolo via tutta la roba dolce, ma mi resta la voglia del salato … la mia colazione preferita è questa francese piena di squisitezze dolci seguita da quella inglese a base di uova, bacon, funghi, toast e salsicce.
“Mi accontenterò” penso mentre contemporanemante sono colpita da un flash
“Chi avrà portato la colazione in camera?”
dato che ero completamente nuda e la luce abbagliante
“o forse le tende sono state aperte da chi ha portato la colazione”
“uhm domande senza senso comunque, spero abbia gradito lo spettacolo”
Ho appuntamento a mezzogiorno all’Ecailler du Bistrot dove il Plateau Royal è il migliore della Francia,
quindi mi ributto sul letto mentre la filodiffusione diffonde le note di Basic Istint
la finestra è una vetrata enorme, le tende tutte aperte lasciano entrare una luce abbagliante
mi piace
Penso a Sheron Stone e mi chiedo se era lei o una controfigura ad accavallare le gambe.
Non ho mai fatto una cosa cosi davanti ad estranei, non che abbia molto senso del pudore, ma quella è stata una scena decisamente forte
Però, se gli estranei fossero ad una certa distanza, se non potessero avvicinarsi, se comunque io avessi gli occhi chiusi, se non lo sapessi insomma.
Un pò come adesso
Sdraiata di traverso sul letto, un braccio steso indietro a toccare la fronte, i capelli che scendono giù, i seni nudi con i capezzoli turgidi,le gambe divaricate, la mano che stende la pelle della passera tenedola spalancata
Chissà se qualcuno troverebbe la cosa eccitante?
Immagino un palazzo di fronte, non apro gli occhi, non voglio sapere se c’è.
Ma se ci fosse una finestra, e se dietro la finestra ci fosse qualcuno?
Non importa chi. Uomo, donna, vecchio, ragazzo
Non sarebbe contento o contenta di guardarmi?
Sorrido maliziosa abbassando lo sguardo sui seni
Le aureole, increspate sono più piccole del normale, tutte protese nello sforzo di spingere i capezzoli verso il cielo o verso una bocca che succhia
La mano che era dietro la testa si sposta per accarezzare il seno, soppesarlo, stringerlo, palparlo, con l’urgenza di un amante, mentre pollice ed indice iniziano a pizzicare i capezzoli, a tirarli
Ora richiudo gli occhi per non correre il rischio di vedere, di sapere.
Entrambe le mani adesso massaggiano le grandi labbra
Le stendono, le tirano verso l’esterno
le piccole le seguono e cosi facendo rivelano ad occhi desiderosi il centro del piacere
Lo voglio anch’io quel piacere adesso
Lo so che c’è qualcuno
sento il respiro che inizia ad affannarsi, la mano che con frenesia masturba l’uccello, mentre susurra parole oscene che lo eccitano ancora di più
“apriti di più troia, lo sai che ti guardo e ti piace, dai girati fammi vedere il tuo culo aperto”
Mi fermo impietrita
“sono impazzita”?
“chi era che parlava”?
Non mi importa, mi giro, mi inginocchio, con il viso sul lenzuolo di seta annuso il mio odore della notte, la schiena si inarca per spingere il sedere in alto, per offrirlo alla vista di chiunque
i capezzoli strusciano sulle pieghe del lenzuolo, le mani da sotto raggiungono la mia figa fradicia.
Il cliroride reclama attenzioni
Non ancora
Le dita aprono la figa
Non basta, adesso sono in tanti che guardano, che sbavano, che mugolano, che si masturbano
Afferro la spazzola per capelli che ho lasciata sul comodino
Infilo il manico nella vagina che lo prende con avidità
Entra esce entra esce con la foga di uno stallone che monta la sua giumenta, sto per venire, ma non voglio, voglio restare ancora li … sospesa
Voglio sentire gli schizzi che si stampano sulla vetrata come gocce di pioggia
Tolgo il manico dalla figa
E’ fradico dei miei umori
Lo infilo nell’ano che si stava aprendo e chiudendo voglioso nel preludio dell’orgasmo
Non sono più ne una bimba, ne una regina ne una donna … solo una femmina in calore che vuole il tributo del maschio alla sua bellezza.
il culo che si alza altissimo con la spazzola infilata sino in fondo, i seni che sctursciano sul lenzuolo, le mani che masturbano il clitoride, la figa aperta, spalancata, pronta a farmi godere.
Non usate più le mani per masturbarvi, usate la mia figa. sfregate il cazzo contro le sue pareti, spingete dentro sino in fondo, fatemi sentire la voglia di riempirmi
L’orgasmo esplode al pensiero di aver fatto esplodere la vostra voglia

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