LE DUNE SELVAGGE

LE DUNE SELVAGGE
La pineta del peccato

Giovedi’ mattina,sono le 9 e sono assieme a mia moglie trav pronta ad affrontare la fitta vegetazione della pineta di Lido di Dante,per raggiungere la spiaggia naturista gay…o almeno per la maggior parte gay.
E’ un percorso impercio di mezzo chilometro su sentieri appena riconoscibili,ma porta ad una piccola oasi di relax,e qualche volta a qualche avventura carina…
Noto nei primi venti metri,purtroppo,che le attivita’ notturne lasciano un segno di trascuratezza,tra fazzoletti sporchi e condom usati gettati per terra,ma non tutti abbiamo il buon gusto di portare i “ressidui” fino al cassonetto vicino.
Continuiamo il nostro percorso dalla auto posteggiata alla riva,e verso il finale,un cianquanta metri dalla spiaggia,affiorano i primo maschietti nudi,che si ristorano sotto al’ombra della pimeta,oppure…aspettano qualcuno,ma questo non ci scandalizza in nessun modo.
Raggiungiamo l’ultima collinetta prima di entrare nel fulcro del posto,che noto un giovane di colore in costume da bagno legegrmente abasato,voltarci le spalle,e liberarsi di un goccio di pipi’ contro un cespuglio.
Incuriosita rallento il passo mentre la mia compagna continua la marcia verso la duna.
Il ragazzo,circa trent’anni,si accorge di me,e terminato di liberarsi,si volta al mio indirizzo,col suo bastone nero in mano,mostrando un sorriso compiaciuto.
Mi si illumina lo sguardo alla vista di quella proboscide extra large,una verga che gli arriva al ginocchio,
nero come il carbone,lucido delle ultime gocce d’urina,quasi a salutarmi.
Gli lancio un sorriso,strizzo l’occhio e lancio un bacino,che viene ricambiato subito dal ragazzo,poi mi avvio a mia volta verso la spiaggia,dove si apre un mare di maschietti,di ogni forma,colore e dimensione…
Un paradiso del pisello,per intenderci.
Stendiamo i nostri teli e ci svestiamo completamente,sedendoci per dare uno sguardo tutt’attorno a noi,
cercando di intrevvedere qualche faccia gia’ conosciuta anni addietro,ma per ora nulla.
Dopo qualche minuto di rilassamento,decido di darmi subito una prima rinfres**ta in acqua,mentre la mia compagna resta ad osservare la fauna attorno.
L’acqua è stupenda,da appena quel brividino di freddino,ma è pulitissima e le onde che ti arrivano adosso,
ti fanno sobbalzare.
Passa qualche minuto di bagnetto,che decido di tornare sul mio telo e sdraiarmi,facendomi carezzare dal leggero venticello e dai caldi raggi del sole.
Passo una buona mezz’oretta ad occhi socchiusi a godermi la giornata,quando sento che qualcuno mi passa vicino,sollevando della sabbia e facendola finire addosso a me.
Non so voi,ma a me la cosa quasi irrita il sistema nervoso,sentirmi la sabbia ataccare alla pelle,pero’ mi passa al’istante,quando apro gli occhi e vedo davanti a me questo pezzo di marcantonio nero,completamente nudo,
sorridermi,aspettando una mia reazione.
Mia moglie Lory gia’ ha capito l’antifona e continua ad ascoltare musica nelle cuffie,tronando a sdraiarsi,ma io mi alzo sui gomiti e lo saluto con voce civettuola,e stampando un sorriso.
Lui allora scende sulle ginocchia al mio fianco,mi prende la mano,ed apre la ciacciera “Ciao…scusa per la sabbia,ma se ti va,possiamo andare assieme nel’acqua,cosi’ ti aiuto a ripulirti…sai,non mi va di andarci da solo…”.
Volete che lasci andare un odino d’ebano,con qel fisico da atleta e quella proboscide tra le gambe,andare da solo in mare aperto…? Rischiare che lo adeschi qualche altra troietta,prima di tornare a riva…pensate che sia umanamente possibile farlo…davvero…?
“Si dai,avevo anche bisogno di ringrescarmi un po’,sono tutta accaldata…”,e mi faccio aiutare,visto che gia’ siamo mano nella mano,dal mio dio nero,per dirigerci poi nelle onde fresche del mare.
Arriviamo giusto ad altezza pancia,e mentre ci presentiamo,sempre tenendoci per mano,capito contro qualcosa che mi fa sbianciare contro di lui.
Mi apoggio con l’altra mano libera contro il suo petto di marmo e finiamo faccia a faccia,vicinissimi.
Qualche istante fermi in quella posizione,che finiamo a stamparci labbra contro labbra in un bacio intenso.
Le sue mani mollano la presa per cercare i miei seni,strizzarmi i capezzoli turgidi dal’acqua fredda,ed il mio ventre si apoggia al suo,e noto che il suo serpentone nero si sta svegliando,perchè va spingendo contro la mia pisella,eccitata a sua volta.
In quelle situazioni non servono molti discorsi,la mia mano scende sott’acqua ed aferra la sua spranga dura…
“Dio mio,”penso mentre lo aferro e non riesco a tenerlo tutto in mano “ma questo non è un cazzo…è una bestia da sventramento”.
“Andiamo un po’ sul mio telo…?” mi chiede con un sorriso che risalta sul viso nero, “è proprio qui dietro,al inizio della pineta”.
Col fiato corto annuisco e lui mi conduce tenedomi per mano,oltre la duna che divide la spiaggia dalla pineta,verso il suo posto,appena appartato dal resto della spiaggia ed al inizio della fitta pineta.
Di sicuro non è il posto piu’ raccomandabile per una ragazza sola,ma tanto immaginavo e pregustavo quello che a breve sarebbe stato,quindi la prendevo abbastanza in tranquillita’.
Ci accomodiamo su un lenzuolo da letto matrimoniale azurro,e sopra noi avevamo un’altro tessuto,sempre dello stesso colore,legato a dei pali di legno grezzi.
Dopo qualche baccio e qualche mano che cercava il corpo del’altro,sento una forte presa all mia nuca,lui mi spinge contro le sue labbra carnose e mi infila la lingua in bocca.
Poi si stacca,ma tenendomi sempre ferma in ginocchio davanti a lui,con un sorriso malefico,mi porta la testa fra le sue gambe,facendomi strisciare il viso contro il suo cazzone nero,duro xome il marmo,e quelle palle gonfie,piene di cremoso nettare di maskio vero.
Io aferro salda la sua asta ed inizio a leccarla per la lunghezza,poi scendendo ancora varso lo scroto,e risalendo,fino alla testa del palo,finendo per infilarlo tutto dentro le mie fauci.
Inizio a spompinarlo,e gia’ sento il suo respiro affannato,ma la presa alla mia nuca non cede,obbligandomi ad affondare il suo arnese sempre piu’ dentro la mia bocca,fino ad entrare il gola,provocandomi sforzi di stomaco,assieme al essere soffocata da quel enorme cazzo.
A quel punto cede la presa,lasciandomi gestire la cosa.
Do vita al pompino piu’ succoso e dilatante per me,viste le dimensioni del manico senegalese,ma proprio per quella curiosita’,eccitazione e voglia di provarlo ovunque,intensifico il lavoro di bocca,quasi ad ospitarlo tutto fino ai coglioni che sembrano debbano esplodere a momenti.
“Ti piace fare la troia,vero?”,mi chiede con voce roca,”Ho visto lo smalto blu ai piedi…ti piace vestirti da puttana e fare la puttana…vero?”.
Io senza staccarmi dal suo arnese annuisco,mantre sento la sua mano ogni tanto spingermi giu’ ad infilare piu’ in gola la capellona.
“Allora ora sarai la mia puttana bianca…una puttana del suo maskio nero…ti piace,vero,troia?”.
Finita la frase,nenche il tempo di rispondere,mi riprende per la nuca,mi stacca dal suo cazzo e mi fa voltare,assumendo la posizione a pecorina,offrendogli la mia figa anale.
“Si…sarai la mia lurida troia bianca…ora diventerai mia,puttana”,e sputa sul mio buchetto che si apre e chiude dalla voglia.
Con brutale violenza mi infila due dita dentro,salendomi sulla schiena e spingendoli dentro con decisione.
Io ho un breve sussuslto dalla dilatazione,ma poi rilasso le pareti anali ed accolgo l’itrusione,facendomi frugare fino alle sue nocche.
“Non ti preoccupare,troia…tra poco avrai quello che meriti…”,mi sussurra al orecchio,mentre con la mano libera mi tiene per il collo ferma immobile.
Non so da quando,e ma ne sarei accorta poi solo alla fine di tutto,ma a poca distanza c’erano alcuno maskietti di mezz’eta’ ad osservarci,masturbandosi vogliosi.
Io,ad occhi socchiusi,ansimo forte,sia per la voglia,sia per la presa forte alla gola,fino a che non sento che estrae le dita,ma subito dopo sento qualcosa di grosso…molto piu frosso delle dita,spingere contro il mio ano aperto.
“Prendilo troia…diventa la mia femmina”,mi dice e con un colpo di reni forza l’entrata della mia figa,facendomi quasi perdere i sensi,da quanto mi sono sentita aperta.
Faccio due respiri profondi,per rilassare il forellino dilatato,e sento il suo palo enorme entrare dentro di me,
spingere insistendo con crescente forza,fino a che non è entrato tutto,facendomi sentire le sue palle sbattere contro le mie.
Le sue mani ora passano ad afferrarmi i fianchi,decisi a dirigere il movimento,restiamo fermi un istante,e poi lui inizia a muoverlo dentro e fuori dal mio corpo.strizzandomi i fianchi,quasi a farmi male.
Ormai l’entata è stata forzata,le pareti anali cedono al passo del palo nero,un brivido di piacere percorre tutto il mio corpo,mentre vengo montata come una cagna in calore.
Vengo afferrata alla nuca con una mano,e lui mi si avvicina al’orecchio e mi sussurra “Ora sei la mia puttana bianca…ti fotto e ti uso come e quanto mi pare…hai capito,troia?”,ed io in estasi dai colpi che mi sento entrare fino nel cervello annuisco solamente ad occhi socchiusi.
Molla la presa al collo per tornare a tenermi ferma per i fianchi ed affonda con colpi sempre piu’ forti nella mia figa anale,sento proprio come si dilata e restringe ad ogni fendente,sento quando sta quasi per uscire,restando solamente una punta dentro,per poi ri affondare dentro le mie carni che cedono al’entrata violenta decisa.
Mi sto facendo montare come una cagna in calore in una pineta,sotto gli sguardi di sconosciuti che si segano osservando me ed il mio maskio nero,mi fanno sentire ancora piu’ troia e sporca,ancora piu’ depravata e la sensazione di essere sottomessa ad un maskio di colore non fa che accentuare la mia sensazione di umile frocia schiava…è sublime…
Passa un lasso di tempo che non saprei quantificare,ma dopo qualche tempo,egli esce dal mio corpo,si alza e mi obbliga a voltarmi faccia contro il suo atrezzo duro,ed inizia a masturbarsi con una mano,mentre con l’altra mi tiene al collo,ferma davanti al cannone.
“Apri la bocca,puttana”,mi ordina,”e segati quel cazzo piccolo ed inutile”,mi ordina con voce ferrea.
Io chiudo gli occhi,inizio a toccarmi la pisella che gronda da molto tempo,spalanco la bocca ed offro la lingua fuori,pronta per il getto del mio toro.
“Sei solo uno schifoso frocio…un culo rotto che serve solo per i cazzi veri…dillo che sei una troia di merda…”.
Io annuisco e ripeto le sue parola,mentre continuo a masturbarmi,completamente sporca dei miei umori.
“Ti porto a battere per strada…ti faccio fottere dai miei amici…dillo…li vuoi tutti…?”.
E mentre io annuisco ancora e confermo che vorrei essere stuprata da tutti i suoi amici,lui geme forte,e da inizio ad una doccia di sperma che si riversa sul mio viso,dentro la mia bocca,mi cola adosso su tutto il corpo…
“Pulisci,troia…lecca fino ad avermi pulito tutto il cazzo…”,e mi riporta ad ingoiare il suo cazzone che sta tornando verso il rilassato,benchè secerna altro sperma che io ingoio avidamente.
Sento in lontananza qualche risata e qualche gemito di chi è venuto tra gli spettatori,ma non me ne curo piu’ di tanto.
“Ora puoi anche andare a fanculo,troia di merda”,mi dice con un sorriso stampato in viso,”se ci becchiamo ancora,magari prima chiamo i miei amici,cosi’ ti fottiamo tutti assieme…ti va,vero?”.
Io annuisco con un sorriso da orecchio ad orecchio,mi alzo e torno verso la spiaggia,togliendomi le ultime tracce di sperma dal viso e dal corpo,per poi andare a lavarmi nel mare.
Quando torno al mio telo,trovo la mia compagna stesa a prendere il sole.
“Sai…sei proprio una troia,amore…”,mi dice sotto alle lenti dei occhiali da sole,”pero’ ora mi racconti tutto…sono curiosa…”.
“Mmmm…”,inizio io,”hai presente il ragazzone di quando siamo arrivate in spiaggia?”…

FINE

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